[56] Ὅθεν καὶ ἐζήλουν πολλοὶ καλοὶ κἀγαθοὶ γίνεσθαι κατὰ πόλεμον˙ ὡς Πολύζηλος, ὡς Κυνέγειρος, ὡς Καλλίμαχος, ὡς σύμπαντες οἱ Μαραθωνομάχαι˙ ἔτι δ' Ἁρμόδιος καὶ Ἀριστογείτων καὶ Μιλτιάδης καὶ μυρίοι ὅσοι. ἀθληταὶ δὲ καὶ ἀσκούμενοι πολυδάπανοι, καὶ νικῶντες ἐπιζήμιοι καὶ στεφανοῦνται κατὰ τῆς πατρίδος μᾶλλον ἢ κατὰ τῶν ἀνταγωνιστῶν˙ γέροντές τε γενόμενοι κατὰ τὸν Εὐριπίδην (fr. 282, 12 N. 2)


τρίβωνες ἐκλιπόντες οἴχονται κρόκας.


ὅπερ συνιδὼν ὁ Σόλων μετρίως αὐτοὺς ἀπεδέξατο. κάλλιστον δὲ κἀκεῖνο˙ τὸν ἐπίτροπον τῇ τῶν ὀρφανῶν μητρὶ μὴ συνοικεῖν, μηδ' ἐπιτροπεύειν, εἰς ὃν ἡ οὐσία ἔρχεται τῶν ὀρφανῶν τελευτησάντων.

[56] Onde molti agognavano a comportarsi eroicamente in guerra, da uomini splendidi e gloriosi: si ricordino Polizelo, Cinegiro, Callimaco e tutti insieme i Maratonomachi ed ancora Armodio ed Aristogitone e Milziade ed infiniti altri. Gli atleti invece quando si esercitano sono dispendiosissimi e quando vincono sono dannosi e sono incoronati contro la patria piuttosto che contro gli avversari; divenuti vecchi, come dice Euripide, 162*

a guisa dei loro mantelli che perdono la trama, si consumano.

Ciò comprese Solone e per questo li onorò con parsimoniosa misura. Bellissimo fu pure quel provvedimento: che il tutore non convivesse con la madre degli orfani né che fosse tutore chi sarebbe stato l'erede dei beni degli orfani morti.