[35] Τῶν τε ᾀδομένων αὐτοῦ εἶναι τάδε (Bergk III. 200)˙ οὔ τι τὰ πολλὰ ἔπη φρονίμην ἀπεφήνατο δόξαν˙

ἕν τι μάτευε σοφόν,
ἕν τι κεδνὸν αἱρου˙
δήσεις γὰρ ἀνδρῶν κωτίλων γλώσσας ἀπεραντολόγους.

Φέρεται δὲ καὶ ἀποφθέγματα αὐτοῦ τάδε˙ πρεσβύτατον τῶν ὄντων θεός˙ ἀγένητον γάρ. κάλλιστον κόσμος˙ ποίημα γὰρ θεοῦ. μέγιστον τόπος˙ ἅπαντα γὰρ χωρεῖ. τάχιστον νοῦς˙ διὰ παντὸς γὰρ τρέχει. ἰσχυρότατον ἀνάγκη˙ κρατεῖ γὰρ πάντων. σοφώτατον χρόνος˙


ἀνευρίσκει γὰρ πάντα. οὐδὲν ἔφη τὸν θάνατον διαφέρειν τοῦ ζῆν. "σὺ οὖν," ἔφη τις, "διὰ τί οὐκ ἀποθνήσκεις;" "ὅτι," ἔφη, "οὐδὲν διαφέρει."

[35] Delle canzoni che erano cantate nei conviti Lobone gli attribuisce questa:


Mai molte parole mostrano prudente opinione: una sola saggezza tu cerca, un solo bene scegli; così degli uomini loquaci le lingue ciarliere farai tacere. 127*


Di lui si tramandano pure queste sentenze: dio è l'essere più antico; è infatti increato. La cosa più bella è l'universo, ché è opera di dio. La cosa più grande è lo spazio, ché il tutto abbraccia. La cosa più veloce è la mente, ché per il tutto corre. La cosa più forte è la necessità, ché domina su tutto. La cosa più saggia è il tempo, ché tutto rinviene.
Era solito dire che in nulla la morte differisce dalla vita. «E tu allora perché non muori?» gli si diceva; la sua risposta era: «Perché non vi è differenza».