[33] Κῴοις μὲν οὖν τοῦτον ἐχρήσθη τὸν τρόπον (D.S. IX. 3. 2)˙

οὐ πρότερον λήξει νεῖκος Μερόπων καὶ Ἰώνων,
πρὶν τρίποδα χρύσειον, ὃν Ἥφαιστος βάλε πόντῳ,
ἐκ πόλιος πέμψητε καὶ ἐς δόμον ἀνδρὸς ἵκηται,
ὃς σοφὸς ᾖ τά τ' ἐόντα τά τ' ἐσσόμενα πρό τ' ἐόντα.

Μιλησίοις δέ (D.S. IX. 3. 2)˙

ἔκγονε Μιλήτου, τρίποδος πέρι Φοῖβον ἐρωτᾷς;

καὶ ὡς προείρηται. καὶ τόδε μὲν οὕτως.
Ἕρμιππος δ' ἐν τοῖς Βίοις (FHG III. 39) εἰς τοῦτον ἀναφέρει τὸ λεγόμενον ὑπό τινων περὶ Σωκράτους. ἔφασκε γάρ, φασί, τριῶν τούτων ἕνεκα χάριν ἔχειν τῇ Τύχῃ˙ πρῶτον μὲν ὅτι ἄνθρωπος ἐγενόμην καὶ οὐ θηρίον, εἶτα ὅτι ἀνὴρ καὶ οὐ γυνή, τρίτον ὅτι Ἕλλην καὶ οὐ βάρβαρος.

[33] Il responso ai Coi fu questo:

Non prima cesserà la contesa dei Meropi e dei Ioni che l'aureo tripode che Efesto gettò in mare, dalla città mandiate ed alla casa giunga dell'uomo, che il presente, il futuro, il passato conosce e disvela.

Ai Milesii, come si è detto innanzi: 121*

Prole di Mileto, per il tripode interroghi Febo?

Di ciò basti.
Ermippo 122* nelle Vite gli attribuisce ciò che da alcuni è detto di Socrate. Si tramanda che era solito dire di essere grato alla Sorte per questi tre motivi: «Primo perché nacqui uomo e non bestia; secondo perché uomo e non donna; terzo perché greco e non barbaro».