22 A 19 [fr. 87- 9 Byw.]. PLUTARCH. de defect. or. 11 p. 415 E. Coloro che leggono «puberi» [in HESIOD. fr. 171, 2] calcolano in trent'anni la generazione, in accordo con Eraclito, a quell'età infatti il genitore presenta il figlio come a sua volta capace di generare. PHILO fr. Harris [Cambridge 1886 p. 20]. L'uomo è in grado di diventare nonno nel trentesimo anno: raggiunge infatti la pubertà, in cui può generare, nel quattordicesimo anno e suo figlio, nato un anno dopo dal suo seme, può a sua volta generare nel quindicesimo anno uno simile a sé. Cfr. CENSORIN. de d. nat. 17, 2. Il secolo è il più lungo spazio della vita umana, delimitato dalla nascita e dalla morte. Sembra dunque che abbiano commesso un grave errore coloro che calcolarono il secolo in 30 anni. Questo tempo Eraclito lo chiama «generazione», poiché nella sua durata è incluso il ciclo della vita; e il nome di ciclo della vita deriva dal fatto che la natura dal seme umano torna al seme. Frainteso in JOH. LYD. de mens. III 14. Onde a sproposito Eraclito chiama «generazione» il ciclo mensile. 22 A 19 [fr. 87- 9 Byw.]. PLUT. def. orac. 11. 415 E οἱ μὲν "ἡβώντων" ἀναγιγνώσκοντες [bei HESIOD. fr. 171, 2 Rz.2] ἔτη τριάκοντα ποιοῦσι τὴν γενεὰν [I 149. 5 App.] καθ' Ἡράκλειτον, ἐν ὧι χρόνωι γεννῶντα παρέχει τὸν ἐξ αὑτοῦ γεγεννημένον ὁ γεννήσας. PHILO fr. Harris (Cambr. 1886) p. 20 δυνατὸν ἐν τριακοστῶι ἔτει τὸν ἄνθρωπον πάππον γενέσθαι, ἡβᾶν μὲν περὶ τὴν τεσσερεσκαιδεκαετῆ ἡλικίαν, ἐν ἧι σπείρει, τὸ δὲ σπαρὲν ἐνιαυτοῦ γενόμενον πάλιν πεντεκαιδεκάτωι ἔτει τὸ ὅμοιον ἑαυτῶι γεννᾶν. Vgl. CENSORIN. 17, 2 saeculum est spatium vitae humanae [I 149. 10] longissimum partu et morte definitum. quare qui annos triginta saeculum putarunt multum videntur errasse. hoc enim tempus genean vocari Heraclitus auctor est, quia orbis aetatis in eo sit spatio; orbem autem vocat aetatis, dum natura ab sementi humana ad sementim revertitur. Mißverstanden bei JOH. LYDUS. de mens. III 14 ὅθεν οὐκ ἀπὸ σκοποῦ Ἡ. γενεὰν τὸν [I 149. 15 App.] μῆνα καλεῖ.