22 A 1 a. SUID. s.v. Eraclito, figlio di Blosone, o di Bautore (mentre altri sostengono che era figlio di Erachino), di Efeso, filosofo della natura, fu chiamato l'Oscuro. Non fu discepolo di alcun filosofo, ma tutto apprese da sé, grazie alla sua indole e al continuo studio. Ammalatosi d'idropisia, non consentì ai medici di curarlo come essi avrebbero voluto, ma, cosparsosi tutto di letame animale, lasciò che si essiccasse al sole, finché le cagne non si avvicinarono a lui che stava sdraiato e lo sbranarono. Altri invece sostengono che morì sepolto nella rena. Vi è chi afferma che avesse ascoltato Senofane e Ippaso pitagorico. Visse intorno alla 69.a olimpiade [504-1], al tempo di Dario, figlio di Istaspe, e scrisse molto in stile poetico. 22 A 1a. SUID. Ἡράκλειτος Βλόσωνος ἢ Βαύτωρος, οἱ δὲ Ἡρακῖνος, Ἐφέσιος, φιλόσοφος φυσικός, ὃς ἐπεκλήθη Σκοτεινός. οὗτος ἐμαθήτευσεν οὐδενὶ τῶν φιλοσόφων, [I 143. 15 App.] φύσει δὲ καὶ ἐπιμελείαι ἠσκήθη. οὗτος ὑδρωπιάσας οὐκ ἐνεδίδου τοῖς ἰατροῖς ἧιπερ ἐβούλοντο θεραπεύειν αὐτόν, ἀλλ' αὐτὸς βολβίτωι χρίσας ὅλον ἑαυτὸν εἴασε ξηρανθῆναι τοῦτο ὑπὸ τῶι ἡλίωι, καὶ κείμενον αὐτὸν κύνες προσελθοῦσαι διέσπασαν. οἱ δὲ ἄμμωι χωσθέντα φασὶν ἀποθανεῖν. τινὲς δὲ αὐτὸν ἔφασαν διακοῦσαι Ξενοφάνους καὶ Ἱππάσου τοῦ Πυθαγορείου. ἦν δὲ ἐπὶ τῆς ξ̅θ̅ ὀλυμπιάδος [I 143. 20 App.] [504-1] ἐπὶ Δαρείου τοῦ Ὑστάσπου, καὶ ἔγραψε πολλὰ ποιητικῶς.