[118] ὁ μὲν 〈οὖν〉 ἀπήγγειλεν˙ οἱ δὲ μετὰ μίαν ἐπελθόντες κρατοῦσι τῶν Μαγνήτων, καὶ τόν τε Φερεκύδην μεταλλάξαντα θάπτουσι αὐτόθι καὶ μεγαλοπρεπῶς τιμῶσιν. ἔνιοι δέ φασιν ἐλθόντα εἰς Δελφοὺς ἀπὸ τοῦ Κωρυκίου ὄρους αὑτὸν δισκῆσαι. Ἀριστόξενος δ' ἐν τῷ Περὶ Πυθαγόρου καὶ τῶν γνωρίμων αὐτοῦ (Wehrli II, fg. 14) φησι νοσήσαντα αὐτὸν ὑπὸ Πυθαγόρου ταφῆναι ἐν Δήλῳ. οἱ δὲ φθειριάσαντα τὸν βίον τελευτῆσαι˙ ὅτε καὶ Πυθαγόρου παραγενομένου καὶ πυνθανομένου πῶς διακέοιτο, διαβαλόντα τῆς θύρας τὸν δάκτυλον εἰπεῖν, "χροῒ δῆλα˙" καὶ τοὐντεῦθεν παρὰ τοῖς φιλολόγοις ἡ λέξις ἐπὶ τῶν χειρόνων τάττεται, οἱ δ' ἐπὶ τῶν βελτίστων χρώμενοι διαμαρτάνουσιν. [118] Quello riferì: il giorno seguente gli Efesii sopraggiungono, sgominano i Magnesii ed ivi seppelliscono Ferecide morto e gli tributano splendidi onori. Alcuni però dicono che egli nel venire a Delfi si sia gettato dal monte Corico; Aristosseno 308* nel libro Di Pitagora e dei Pitagorici dice che Ferecide ammalatosi fu sepolto da Pitagora in Delo; altri dicono che morì di ftiriasi. 309* Quando Pitagora gli andò a far visita e gli chiese come stesse, Ferecide fece passare il dito attraverso l'apertura della porta e disse: «Appare dalla pelle», la quale espressione è adoperata dai filologi per le opere mal riuscite, da altri erroneamente per le opere di gran pregio. 310*