[115] Θεόπομπος δ' ἐν τοῖς Θαυμασίοις (FGrH 115 F 69), κατασκευάζοντος αὐτοῦ τὸ τῶν Νυμφῶν ἱερὸν ῥαγῆναι φωνὴν ἐξ οὐρανοῦ, Ἐπιμενίδη, μὴ Νυμφῶν, ἀλλὰ Διός˙ Κρησί τε προειπεῖν τὴν Λακεδαιμονίων ἧτταν ὑπ' Ἀρκάδων, καθάπερ προείρηται˙ καὶ δὴ καὶ ἐλήφθησαν πρὸς Ὀρχομενῷ.


Γηρᾶσαί τ' ἐν τοσαύταις ἡμέραις αὐτὸν ὅσαπερ ἔτη κατεκοιμήθη˙ καὶ γὰρ τοῦτό φησι Θεόπομπος. Μυρωνιανὸς δὲ ἐν Ὁμοίοις
(FHG IV. 454) φησὶν ὅτι Κούρητα αὐτὸν ἐκάλουν Κρῆτες˙ καὶ τὸ σῶμα αὐτοῦ φυλάττουσι Λακεδαιμόνιοι παρ' ἑαυτοῖς κατά τι λόγιον, ὥς φησι Σωσίβιος ὁ Λάκων (FGrH 595 F 15). Γεγόνασι δὲ καὶ Ἐπιμενίδαι ἄλλοι δύο, ὅ τε γενεαλόγος καὶ τρίτος ὁ Δωρίδι γεγραφὼς περὶ Ῥόδου.

[115] Teopompo 300* nei suoi Mirabili narra che, mentre costruiva il tempio delle Ninfe, una voce eruppe dal cielo: «Epimenide, non delle Ninfe, ma di Zeus» e che ai Cretesi predisse che gli Spartani sarebbero stati sconfitti dagli Arcadi, come sopra abbiamo detto: ed invero furono catturati ad Orcomeno.
Che egli sia invecchiato in tanti giorni per quanti anni dormì è attestato anche da Teopompo. Mironiano 301* nei suoi Simili dice che i Cretesi lo chiamavano Curete; Sosibio Lacone 302* riferisce che gli Spartani custodiscono presso di loro il suo corpo, secondo un oracolo. Ve ne furono altri due col nome di Epimenide, l'uno scrittore di genealogie, l'altro che compose un'opera su Rodi in dialetto dorico.