[110] γνωσθεὶς δὲ παρὰ τοῖς Ἕλλησι θεοφιλέστατος εἶναι ὑπελήφθη. Ὅθεν καὶ Ἀθηναίοις τότε λοιμῷ κατεχομένοις ἔχρησεν ἡ Πυθία καθῆραι τὴν πόλιν˙ οἱ δὲ πέμπουσι ναῦν τε καὶ Νικίαν τὸν Νικηράτου εἰς Κρήτην, καλοῦντες τὸν Ἐπιμενίδην. καὶ ὃς ἐλθὼν Ὀλυμπιάδι τεσσαρακοστῇ ἕκτῃ ἐκάθηρεν αὐτῶν τὴν πόλιν καὶ ἔπαυσε τὸν λοιμὸν τοῦτον τὸν τρόπον. λαβὼν πρόβατα μελανά τε καὶ λευκὰ ἤγαγε πρὸς τὸν Ἄρειον πάγον. κἀκεῖθεν εἴασεν ἰέναι οἷ βούλοιντο, προστάξας τοῖς ἀκολούθοις ἔνθα ἂν κατακλίνοι αὐτῶν ἕκαστον, θύειν τῷ προσήκοντι θεῷ˙ καὶ οὕτω λῆξαι τὸ κακόν.


ὅθεν ἔτι καὶ νῦν ἔστιν εὑρεῖν κατὰ τοὺς δήμους τῶν Ἀθηναίων βωμοὺς ἀνωνύμους, ὑπόμνημα τῆς τότε γενομένης ἐξιλάσεως. οἱ δὲ τὴν αἰτίαν εἰπεῖν τοῦ λοιμοῦ τὸ Κυλώνειον ἄγος σημαίνειν τε τὴν ἀπαλλαγήν˙ καὶ διὰ τοῦτο ἀποθανεῖν δύο νεανίας, Κρατῖνον καὶ Κτησίβιον, καὶ λυθῆναι τὴν συμφοράν.

[110] Divenne noto presso i Greci e fu creduto carissimo agli dèi. E una prova ne è questa: agli Ateniesi allora travagliati dalla pestilenza la Pitia diede il responso: purificare la città. Essi inviano a Creta una nave con Nicia figlio di Nicerato a chiamare Epimenide. 288* Egli vi giunse nella XLVI Olimpiade 289* e purificò la loro città e fece cessare la peste in questo modo. Prese delle pecore dal vello nero e bianco, le guidò al colle di Ares e di lì le lasciò andare dove volessero, dopo aver ordinato a coloro che le seguivano che dove ciascuna di esse si fosse adagiata ivi fosse sacrificata al dio del luogo: così ebbe fine il morbo. Sì che ancora oggi nei demi di Atene è possibile rinvenire altari senza nomi, ricordo dell'espiazione avvenuta in quel tempo. Altri narrano che Epimenide attribuì la causa della pestilenza al sacrilegio di Cilone 290* e indicò il modo di allontanarla. 291* Per questo infatti furono mandati a morte due giovani, Cratino e Ctesibio 292* e fu eliminata la sciagura.