[108] ὀφθῆναι γοῦν ἐν Λακεδαίμονι μόνον ἐπ' ἐρημίας γελῶντα˙ ἄφνω δέ τινος ἐπιστάντος καὶ πυθομένου διὰ τί μηδενὸς παρόντος γελᾷ, φάναι, "δι' αὐτὸ τοῦτο." φησὶ δ' Ἀριστόξενος ὅτι ἔνθεν καὶ ἄδοξος ἦν, ὅτι μηδὲ πόλεως, ἀλλὰ κώμης, καὶ ταῦτα ἀφανοῦς. ὅθεν διὰ τὴν ἀδοξίαν αὐτοῦ καὶ τὰ αὐτοῦ τινας Πεισιστράτῳ περιθεῖναι τῷ τυράννῳ, χωρὶς Πλάτωνος τοῦ φιλοσόφου. μέμνηται γὰρ αὐτοῦ καὶ οὗτος ἐν τῷ Πρωταγόρᾳ (343a), ἀντὶ Περιάνδρου θεὶς αὐτόν. Ἔφασκε δὲ μὴ ἐκ τῶν λόγων τὰ πράγματα ἀλλ' ἐκ τῶν πραγμάτων τοὺς λόγους ζητεῖν˙

οὐ γὰρ ἕνεκα τῶν λόγων τὰ πράγματα συντελεῖσθαι, ἀλλ' ἕνεκα τῶν πραγμάτων τοὺς λόγους.
Κατέστρεψε δὲ βιοὺς ἔτη ἑπτὰ καὶ ἐνενήκοντα.

[108] Una volta fu visto a Sparta ridere solo in un luogo deserto; ad un tale che sopraggiunse improvvisamente e gli chiese perché mai ridesse senza che vi fosse alcuno, rispose: «Appunto per questo». Aristosseno afferma ancora che la causa della sua oscurità è dovuta all'oscurità della patria sua, che non fu una città, ma appunto un oscuro villaggio, e che alla sua oscurità si deve il fatto che i suoi precetti da alcuni siano attribuiti al tiranno Pisistrato, eccetto che dal filosofo Platone, il quale lo menziona nel Protagora al posto di Periandro. 286* Era solito dire che non dalle parole bisogna cercare opere, ma le parole dalle opere; ed infatti non con le parole si compiono le opere, ma le parole con le opere.
Spirò all'età di novantasette anni.