[105] ἐρωτηθεὶς τί ἐστιν ἐν ἀνθρώποις ἀγαθόν τε καὶ φαῦλον, ἔφη, "γλῶσσα." κρεῖττον ἔλεγεν ἕνα φίλον ἔχειν πολλοῦ ἄξιον ἢ πολλοὺς μηδενὸς ἀξίους. τὴν ἀγορὰν ὡρισμένον ἔφη τόπον εἰς τὸ ἀλλήλους ἀπατᾶν καὶ πλεονεκτεῖν. ὑπὸ μειρακίου παρὰ πότον ὑβρισθεὶς ἔφη, "μειράκιον, ἐὰν νέος ὢν τὸν οἶνον οὐ φέρῃς, γέρων γενόμενος ὕδωρ οἴσεις."


Εὗρε δ' εἰς τὸν βίον ἄγκυράν τε καὶ κεραμικὸν τροχόν, ὥς τινες.
Καὶ ἐπέστειλεν ὧδε
(Hercher 105)˙

Ἀνάχαρσις Κροίσῳ

Ἐγώ, βασιλεῦ Λυδῶν, ἀφῖγμαι εἰς τὴν τῶν Ἑλλήνων, διδαχθησόμενος ἤθη τὰ τούτων καὶ ἐπιτηδεύματα. χρυσοῦ δ' οὐδὲν δέομαι, ἀλλ' ἀπόχρη με ἐπανήκειν ἐς Σκύθας ἄνδρα ἀμείνονα. ἥκω γοῦν ἐς Σάρδεις, πρὸ μεγάλου ποιούμενος ἐν γνώμῃ τοι γενέσθαι.

[105] Interrogato che cosa fosse insieme bene e male per gli uomini, rispose: «La lingua». Diceva che è meglio avere un solo amico degno di molta stima che molti degni di nessuna. Definiva la piazza del mercato un luogo destinato agli inganni ed ai raggiri molteplici. Ingiuriato da un giovinetto nel convito, disse: «Giovinetto, se ora che sei tenero di età non sostieni il vino, divenuto vecchio porterai l'acqua».
Fu inventore, come affermano alcuni, dell'àncora e della ruota del vasaio per i bisogni della vita.
Scrisse questa lettera:
274*

Anacarsi a Creso.

Io, o re dei Lidi, sono venuto tra i Greci per apprendere i loro costumi ed i loro modi di vita. Non ho bisogno di oro, ma mi basta tornare tra gli Sciti uomo migliore. Sono venuto a Sardi ritenendo cosa grande godere della tua stima.