[102] καὶ ὁ θεράπων εἰσαγγείλας ἐκελεύσθη ὑπὸ τοῦ Σόλωνος εἰπεῖν αὐτῷ, ὅτιπερ ἐν ταῖς ἰδίαις πατρίσι ξένους ποιοῦνται. ἔνθεν ὁ Ἀνάχαρσις ἑλὼν ἔφη νῦν αὐτὸν ἐν τῇ πατρίδι εἶναι καὶ προσήκειν αὐτῷ ξένους ποιεῖσθαι. ὁ δὲ καταπλαγεὶς τὴν ἑτοιμότητα εἰσέφρησεν αὐτὸν καὶ μέγιστον φίλον ἐποιήσατο.


Μετὰ χρόνον δὲ παραγενόμενος εἰς τὴν Σκυθίαν καὶ δοκῶν τὰ νόμιμα παραλύειν τῆς πατρίδος πολὺς ὢν ἐν τῷ ἑλληνίζειν, τοξευθεὶς ἐν κυνηγεσίῳ πρὸς τἀδελφοῦ τελευτᾷ, εἰπὼν διὰ μὲν τὸν λόγον ἐκ τῆς Ἑλλάδος σωθῆναι, διὰ δὲ τὸν φθόνον ἐν τῇ οἰκείᾳ ἀπολέσθαι. ἔνιοι δὲ τελετὰς Ἑλληνικὰς ἐπιτελοῦντα διαχρησθῆναι. Καὶ ἔστιν ἡμῶν εἰς αὐτόν
(A. Pal. VII. 92)˙

[102] e che il servo, annunziatolo, sia stato pregato da Solone di riferirgli che gli ospiti si scelgono fra i propri concittadini; e che Anacarsi abbia colto a volo le parole di Solone 268* e gli abbia risposto che egli era nella sua patria e che era per lui conveniente procurarsi ospiti; e che Solone, colpito dalla prontezza della risposta, lo abbia lasciato entrare e lo abbia tenuto per grandissimo amico. Dopo alcun tempo, ritornò nella Scizia e pensava di rinnovare le patrie istituzioni secondo l'indirizzo ellenico che egli aveva assimilato; ma colpito in una battuta di caccia da una saetta scoccata dal fratello morì mentre diceva che la reputazione 269* l'aveva salvato in Grecia, l'invidia l'aveva ucciso in patria. Alcuni dicono che sia stato ucciso mentre celebrava riti greci. Per lui v'è questo nostro epigramma: 270*