[77] μέμνηται αὐτοῦ καὶ Πλάτων ἐν Πρωταγόρᾳ (345d)˙ "ἀνάγκᾳ δ' οὐδὲ θεοὶ μάχονται." καὶ "ἀρχὴ ἄνδρα δείκνυσιν." ἐρωτηθεὶς δέ ποτε τί ἄριστον, "τὸ παρὸν εὖ ποιεῖν." καὶ ὑπὸ Κροίσου τίς ἀρχὴ μεγίστη, "ἡ τοῦ ποικίλου," ἔφη, "ξύλου," σημαίνων τὸν νόμον. ἔλεγε δὲ καὶ τὰς νίκας ἄνευ αἵματος ποιεῖσθαι. ἔφη δὲ καὶ πρὸς τὸν Φωκαϊκὸν φάσκοντα δεῖν ζητεῖν σπουδαῖον ἄνθρωπον, "κἂν λίαν ζητῇς, οὐχ εὑρήσεις."


καὶ πρὸς τοὺς πυνθανομένους τί εὐχάριστον, "χρόνος," ἔφη˙ ἀφανές, "τὸ μέλλον˙" πιστόν, "γῆ˙" ἄπιστον, "θάλασσα."

[77] Anche Platone lo cita nel Protagora: 208* «Contro la Necessità neppure gli dèi lottano». E ancora: «L'officio mostra l'uomo». Interrogato una volta quale fosse la migliore cosa, rispose: «Badare bene al presente». E da Creso quale fosse il dominio più grande: «Quello del legno vario», rispose alludendo alla legge. Era solito dire che le vittorie bisogna ottenerle senza sangue. Ad un foceo che andava dicendo che bisogna cercare un uomo virtuoso, replicò: «Anche a cercarlo a tutti i costi non lo troverai». 209* A quelli che gli chiedevano: «Che cosa è sommamente gradito?», «Il tempo» rispondeva; «Oscuro?», «Il futuro»; «Degno di fede?», «La terra»; «Infido?», «Il mare».