[76] Παμφίλη δέ φησιν ἐν τῷ δευτέρῳ τῶν Ὑπομνημάτων (FHG III. 521), ὡς τὸν υἱὸν αὐτοῦ Τυρραῖον καθήμενον ἐπὶ κουρείου ἐν Κύμῃ χαλκεύς τις πέλεκυν ἐμβαλὼν ἀνέλοι. τῶν δὲ Κυμαίων πεμψάντων τὸν φονέα τῷ Πιττακῷ, μαθόντα καὶ ἀπολύσαντα εἰπεῖν, "συγγνώμη μετανοίας κρείσσων."

Ἡράκλειτος δέ φησιν, Ἀλκαῖον ὑποχείριον λαβόντα καὶ ἀπολύσαντα φάναι, "συγγνώμη τιμωρίας κρείσσων." Νόμους δὲ ἔθηκε˙ τῷ μεθύοντι, ἐὰν ἁμάρτῃ, διπλῆν εἶναι τὴν ζημίαν˙ ἵνα μὴ μεθύωσι, πολλοῦ κατὰ τὴν νῆσον οἴνου γινομένου. εἶπέ τε χαλεπὸν ἐσθλὸν ἔμμεναι˙ οὗ καὶ Σιμωνίδης μέμνηται (Page 542) λέγων˙ "ἄνδρ' ἀγαθὸν ἀλαθέως γενέσθαι χαλεπόν, τὸ Πιττάκειον."

[76] Panfila 205* dice nel secondo libro delle sue Memorie che suo figlio Tirreo seduto nella bottega di un barbiere in Cuma fu ucciso da un fabbro con un colpo di scure. Poiché i Cumani rinviarono a lui l'uccisore, Pittaco, appreso il racconto, l'assolse dicendo: «Il perdono è superiore al pentimento». Eraclito tuttavia afferma che, avendo in suo potere Alceo, lo rimandò libero con queste parole: «Il perdono è superiore alla vendetta». 206* Pose anche leggi, fra cui questa relativa agli ubriachi: l'ubriaco che avesse commesso una colpa doveva essere punito con una pena doppia. Voleva perseguire l'intento che gli abitanti di un'isola così ricca di vino non si ubriacassero. Un suo detto era: «È difficile esser buono», citato da Simonide 207* in questa forma: «'È difficile essere veramente buono', è un motto di Pittaco».