[69] φασὶ δ' αὐτὸν καὶ Αἰσώπου πυθέσθαι, ὁ Ζεὺς τί εἴη ποιῶν˙ τὸν δὲ φάναι, "τὰ μὲν ὑψηλὰ ταπεινοῦν, τὰ δὲ ταπεινὰ ὑψοῦν." ἐρωτηθεὶς τίνι διαφέρουσιν οἱ πεπαιδευμένοι τῶν ἀπαιδεύτων, ἔφη, "ἐλπίσιν ἀγαθοῖς." τί δύσκολον, "τὸ τὰ ἀπόρρητα σιωπῆσαι, καὶ σχολὴν εὖ διαθέσθαι, καὶ ἀδικούμενον δύνασθαι φέρειν."


προσέταττε δὲ καὶ ταῦτα˙ γλώττης κρατεῖν, καὶ μάλιστα ἐν συμποσίῳ. μὴ κακολογεῖν τοὺς πλησίον˙ εἰ δὲ μή, ἀκούσεσθαι ἐφ' οἷς λυπήσεσθαι.

[69] Dicono che Chilone abbia chiesto ad Esopo 190* quale fosse l'opera di Zeus e che Esopo abbia risposto: «Abbassare chi è in alto, innalzare chi è in basso». Interrogato in che differissero gli uomini colti dagli incolti, 191* rispose: «Nel concepire le buone speranze». «Che cosa è difficile?» «Mantenere i segreti, impiegare bene il tempo libero, sopportare un'offesa ricevuta». Dava questi precetti: Dominare la lingua, specialmente nel convito; non dir male dei vicini, se non si vorranno udire cose che addolorino.