[60] ὅτ' οὖν Πεισίστρατος ἑαυτὸν κατέτρωσεν, ἐκεῖθεν ἔφη ταῦτα φῦναι. τοῖς τε ἀνθρώποις συνεβούλευσεν, ὥς φησιν Ἀπολλόδωρος ἐν τῷ Περὶ τῶν φιλοσόφων αἱρέσεων, τάδε˙ καλοκἀγαθίαν ὅρκου πιστοτέραν ἔχε. μὴ ψεύδου. τὰ σπουδαῖα μελέτα. φίλους μὴ ταχὺ κτῶ˙ οὓς δ' ἂν κτήσῃ μὴ ἀποδοκίμαζε.


ἄρχε πρῶτον μαθὼν ἄρχεσθαι. συμβούλευε μὴ τὰ ἥδιστα, ἀλλὰ τὰ ἄριστα. νοῦν ἡγεμόνα ποιοῦ. μὴ κακοῖς ὁμίλει. θεοὺς τίμα, γονέας αἰδοῦ. φασὶ δ' αὐτὸν καὶ Μιμνέρμου γράψαντος
(Diehl 6),

αἲ γὰρ ἄτερ νούσων τε καὶ ἀργαλέων μελεδωνέων
ἑξηκονταέτη μοῖρα κίχοι θανάτου,

[60] Quando Pisistrato si apportò una ferita, disse: «Di lì appunto derivano tali cose». Agli uomini - come riferisce Apollodoro nel libro Delle scuole filosofiche 170* - diede questi consigli: Ritieni l'onestà e la probità del carattere più fedeli del giuramento. Non mentire. Attendi alle cose nobili e serie. Non procurarti amici in fretta, ma non respingere quelli che una volta avrai acquistati. Comanda dopo aver appreso ad obbedire. Delle decisioni prendi non quelle che siano dolcissime, ma le ottime. La mente sia la tua guida. Non frequentare i malvagi. Onora gli dèi, venera i genitori.
Dicono che a Mimnermo che scrisse 171*

Deh! senza morbi e senza molesti affanni mi colga a sessant'anni il destino di morte.