[59] ἔλεγε δὲ τοὺς παρὰ τοῖς τυράννοις δυναμένους παραπλησίους εἶναι ταῖς ψήφοις ταῖς ἐπὶ τῶν λογισμῶν. καὶ γὰρ ἐκείνων ἑκάστην ποτὲ μὲν πλείω σημαίνειν, ποτὲ δὲ ἥττω˙ καὶ τούτων τοὺς τυράννους ποτὲ μὲν ἕκαστον μέγαν ἄγειν καὶ λαμπρόν, ποτὲ δὲ ἄτιμον.


ἐρωτηθεὶς διὰ τί κατὰ πατροκτόνου νόμον οὐκ ἔθηκε, "διὰ τὸ ἀπελπίσαι," εἶπεν. πῶς τε ἥκιστ' ἂν ἀδικοῖεν οἱ ἄνθρωποι, "εἰ ὁμοίως," ἔφη, "ἄχθοιντο τοῖς ἀδικουμένοις οἱ μὴ ἀδικούμενοι." καὶ "τὸν μὲν κόρον ὑπὸ τοῦ πλούτου γεννᾶσθαι, τὴν δὲ ὕβριν ὑπὸ τοῦ κόρου."
ἠξίωσέ τε Ἀθηναίους τὰς ἡμέρας κατὰ σελήνην ἄγειν. καὶ Θέσπιν ἐκώλυσε τραγῳδίας διδάσκειν, ὡς ἀνωφελῆ τὴν ψευδολογίαν.

[59] Era solito anche paragonare quelli che sono potenti presso i tiranni alle pietruzze di cui ci si serviva per i calcoli: come ciascuna di queste ora indicava più, ora di meno, così i tiranni ora stimano i loro accoliti grandi e illustri, ora indegni di qualsiasi onore.
Interrogato perché mai non avesse posto una legge contro il parricida, rispose: «Per avere sperato che mai avvenga un parricidio». Interrogato in che modo gli uomini potessero commettere il minor numero d'ingiustizie, rispose: «Se anche chi non ha patito ingiustizie partecipasse egualmente al dolore e allo sdegno di chi le ha patite». Inoltre affermava: «La sazietà è generata dalla ricchezza, la violenza dalla sazietà».
Volle che gli Ateniesi adottassero un mese lunare. E impedì a Tespi la rappresentazione delle tragedie ritenendo inutili le menzogne dei poeti.
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