[57] κἀκεῖνο˙ δακτυλιογλύφῳ μὴ ἐξεῖναι σφραγῖδα φυλάττειν τοῦ πραθέντος δακτυλίου˙ καὶ ἐὰν ἕνα ὀφθαλμὸν ἔχοντος ἐκκόψῃ τις, ἀντεκκόπτειν τοὺς δύο. ἃ μὴ ἔθου, μὴ ἀνέλῃ˙ εἰ δὲ μή, θάνατος ἡ ζημία. τῷ ἄρχοντι, ἐὰν μεθύων ληφθῇ, θάνατον εἶναι τὴν ζημίαν.


Τά τε Ὁμήρου ἐξ ὑποβολῆς γέγραφε ῥαψῳδεῖσθαι, οἷον ὅπου ὁ πρῶτος ἔληξεν, ἐκεῖθεν ἄρχεσθαι τὸν ἐχόμενον. μᾶλλον οὖν Σόλων Ὅμηρον ἐφώτισεν ἢ Πεισίστρατος, ὥς φησι Διευχίδας ἐν πέμπτῳ Μεγαρικῶν
(FGrH 485 F 6). ἦν δὲ μάλιστα τὰ ἔπη ταυτί˙

οἳ δ' ἄρ' Ἀθήνας εἶχον

καὶ τὰ ἑξῆς (B 5467).

[57] E quell'altro: che all'incisore di anelli non fosse lecito conservare il sigillo dell'anello venduto. Ancora: chi accecasse un uomo con un solo occhio fosse privato di entrambi i suoi occhi. Non prelevare ciò che non depositasti; 163* altrimenti sia pena la morte. Il magistrato che fosse colto in istato di ubriachezza fosse punito con la morte. Ha scritto che i poemi omerici erano recitati a tratti con alterna ripresa 164* in modo tale che dove cessasse il primo di lì prendesse inizio il seguente. Dieuchida 165* nel quinto libro della Storia Megarica attesta che Solone piuttosto che Pisistrato illustrò Omero. Erano soprattutto questi versi: 166*

Quelli che abitavano in Atene

e seguenti.